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Da Black Jezus – They Can’t Cage The light – Recensione

Il nuovo disco dei Da Black Jezus è assolutamente uno de dischi hot di quest’anno, perderselo di vista sarebbe un peccato. Ce ne parla William Voi.

Sarò breve: They Can’t Cage the Light è un disco di altissimo livello.

La cura dei suoni, gli arrangiamenti minimali ma efficaci, le melodie perfette. Non so da dove iniziare. Tutto bellissimo, scurissimo eppure pieno di luce, perché la LUCE non può essere ingabbiata. Il duo Impellizzeri-Amata tira fuori dal cilindro un lavoro maturo, ricco di influenze e
sfumature che di certo non passerà inosservato.

Anche se, forse, l’Italia e a maggior ragione la Sicilia, non sono pronte a recepire in pieno ciò che viene fuori dalle 9 tracce. Stiamo parlando di un lavoro che cresce con gli ascolti, ovvero, uno di quei dischi che ogni musicista vorrebbe pubblicare ed ogni appassionato di musica ascoltare, perché è bello essere “diretti” ed “arrivare” immediatamente alle orecchie e ai cuori degli ascoltatori, ma è ancor più bello restarci, per tanto, tanto tempo. Ed è proprio questo l’effetto che il disco in questione riesce a creare in chi lo ascolta con attenzione e devozione, ovvero sedimentarsi nei più profondi meandri della nostra mente, del nostro cuore, del nostro corpo.

Ed è davvero difficile individuare un brano che possa spiccare più di un altro, all’interno di un lavoro pieno di vibrazioni, poiché la forza di They Can’t Cage the Light è proprio la compattezza, l’incredibile equilibrio fra voci e suoni acustici e/o elettronici, la produzione raffinata, tesa ad esaltare le doti vocali di Luca e al servizio di una fitta tela di arpeggi, linee di basso e beat che non ci stancheremmo mai di ascoltare. L’apertura, che richiama il titolo del disco, mi ha riportato indietro di 24 anni, ovvero in quel Live at Sin-é durante il quale un giovanissimo e semi-sconosciuto Jeff Buckley eseguiva una versione “a cappella” di Be Your Husband, famosissimo brano scritto da Andy Stroud ma portato al successo dall’immensa Nina Simone col titolo di Be My Husband.

Ma se proprio devo sbilanciarmi, non posso non citare “You Made the Rules”, un brano con una base electro-folk supportato sempre dalla splendida voce soul del nostro Luca che si esalta principalmente sul ritornello e sul finale, una canzone semplicemente perfetta. E, per finire, forse il brano che mi ha impressionato di più, ovvero Emptiness is You, la vera gemma di questo piccolo gioiello che mescola sapientemente folk, blues e soul in maniera personale ed originale, senza risultare mai ridondante e/o noioso.

“Per me è sì” (cit.).

Recensione a cura di William Voi.

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