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Andrea Romano, Dagli Albanopower ad Il Fratello!

Andrea Romano, Dagli Albanopower ad Il Fratello!

La settimana scorsa abbiamo incontrato Andrea Romano (Il Fratello) nella bellissima cornice di Ortigia ed abbiamo fatto due chiacchere con lui tra un caffè con panna, un calice di vino ed una sigaretta. Una carriera musicale di tutto rispetto per il nostro cantautore siracusano. Buon ascolto e lettura!

Siamo con Andrea Romano che ha acceso la sua bellissima Chesterfield. Per chi non lo conoscesse, Andrea Romano è un ragazzo abbastanza “giovane” ma abbastanza vissuto, musicalmente parlando. La prima domanda è un po’ la più stupida ed ovvero, chi sei, parlaci della tua storia.

E’ cominciata come tutti, suonando a casa prima il pianoforte poi la chitarra e poi intorno ai 17/18 anni conobbi il mio attuale bassista, Peppe Sindona con cui formai la prima band i Missing Jack con cui abbiamo fatto un English pop leggero e senza esperienza. Dopo qualche anno, fine anni 90, con Paolo Mei e Cantone formammo i Matilda Mei con cui ebbi un’esperienza un po’ più seria e matura, ci furono tante formazioni che si sono succedute, siamo durati tanti anni, quasi una decina di anni, in quel periodo, Toti, il nostro batterista ha cominciato a lavorare creando un piccolo studio di registrazione da cui sono nati i primi progetti con l’Albanopower e Colapesce, in quello stesso studio sono passati tanti progetti tra cui il mio, il Fratello, nome casuale preso da uno scatto fotografico a Parigi in pellicola, appena vidi questa foto pensai che dovesse essere la copertina del disco ed il mio nome d’arte, questa mia idea fu ragionata con il mio ufficio stampa di Bologna, Sfera Cubica. Da lì registrammo al Limoneto il mio primo album insieme a Toti e Lorenzo, un bel collettivo.

Perfetto, hai risposto perfettamente. Quindi fra gli Albanopower ed il tuo progetto solista non c’è stato altro nel mezzo?

In realtà no, ho suonato molto spesso con Mauro Ermanno Giovanardi, band storica Italiana, una delle prime della Mescal che ha lanciato artisti come Afterhours, Bluvertigo.. Ho accompagnato lui nei suoi progetti, siamo amici da molto tempo ed è un ospite del mio disco insieme a Colapesce e Cesare Basile.

Qual è la differenza tra un progetto tutto tuo ed esser un solista? Dove ti trovi meglio, quali differenze noti?

Dal punto di vista musicale sono delle esperienze molto diverse, suono la tastiera ed il pianoforte e mi piace molto sperimentare, con gli Albanopower mi divertivo molto perchè suonavo, lì non cantavo e quindi mi concentravo solo sul suonare.

Poi hai detto: “Perchè non cantare”?

Si, ho cominciato a scrivere nel 2004/2005, il disco è uscito nel 2013 per questioni di organizzazione e razionalizzazione dei pezzi, ad un certo punto abbiamo fatto una cernita e scelto nove dieci nel primo disco, tra il percorso precedente ed il mio disco c’era sempre il fatto che suonavo la tastiera, adesso mi manca una band in cui suonare chitarra. Adesso sto riprovando con Dario e Mauro e Peppe (Suzanne’Silver, Abanopower) a fare qualcosa del genere e dedicarmi alle tastiere di nuovo. Sono due cose totalmente differenti, continuo a scrivere canzoni a prescindere dai dischi che devono uscire.

Non si possono paragonare le due cose quindi.

Si, sono entrambe belle, negli ultimi anni per questioni di lavoro non ho suonato le tastiere, non avevo band, quindi gli unici live che ho fatto era cantare e suonare la chitarra, oltre non potevo fare, solo pochi eletti sanno cantare e suonare mille strumenti!

Siamo nelle fasi domande filosofiche, stai attento. Un musicista Siracusano, può ambire ad esser qualcuno? Conosci il nostro ambiente, perchè un giovane musicista deve crederci secondo te?

Crederci nella musica è una questione di vita, se non credi non suoni, potrebbe essere un hobby ma per me è una cosa più concreta, infatti mi sto sbattendo per fare il secondo disco come non mai, chi suona penso che abbia l’esigenza di suonare, anche per le cover ed il resto, io non giudico le cover band o altro, la musica è la musica. Io ho poco approccio nell’ascolto delle cover band, apprezzo molto di più chi prova a scrivere le proprie cose, questo non vuol dire che la musica non sia da coltivare. Non m’importa molto di Siracusa, il mio disco è stato veicolato in Italia, tramite il digitale, quindi anche dal paese più piccolo di Siracusa può partire qualcosa. Con i cachet che ci stanno qui in Sicilia è difficile, se abiti a Bologna e fai un tour al nord o al centro ti viene molto più semplice.

Perchè questa differenza secondo te?

Perchè in Sicilia si suona a Catania e Palermo ed un po’ a Messina.

Perchè qui no?

Noi abbiamo combattuto per tanti anni, penso non ci sia un movimento vero d’ascolto che è quello che ti porta l’esigenza di un pubblico tale che ti permetta di avere un locale che continui a rientrare nel budget pagare le spese e sopravvivere. Paolo Mei lo fece per la Factory, oppure amici miei Sorano al Buzz, però si scontravano con la realtà di Siracusa.

Pensi che qui non ci siano le orecchie giuste?

Le individualità ci sono sempre, come voi, come altre decine, centinaia di persone, quando è uscito il mio disco ho avuto molti commenti positivi da parte di tutti, anche da Siracusa da chi non sospettavo. La città è quella che è anche se penso stia cambiando.

Paragone tra Siracusa anni 90 e Siracusa adesso.

Seconda metà anni 90, c’erano pochi locali, molto seguito con alcune band, le cover band spaccavano di più e non penso sia cambiato tantissimo. Adesso ci sono bellissime realtà come il festival Jazz di Canicattini, prima altri posti come la Factory o il Buzz, prima ancora c’era il Magna Grecia Festival a Siracusa, i primi dischi dei Litfiba vennero suonati qui in quegli anni. La città è quella che è, le individualità rimangono, il movimento ad esempio di Catania è diverso, in quegli anni ogni sera c’era qualcosa di differente.

Entrando più nel particolare, con il tuo progetto, come nascono le tue canzoni? Cosa vuoi trasmettere e da dove arriva la tua esigenza di suonare?

Le canzoni sono un momento, che ti arriva. Con l’esperienza capisci quali sono le suggestioni dalle quali possono nascere le canzoni, arriva una sensazione, la registri e poi ci lavori su, intrappolare l’ispirazione, ascoltando dopo qualche giorno capisci se puoi dare un valore a quella registrazione o no, la si rende canzone e su quella si scrive. Ci sono due strade, la prima, ovvero quella più rara, è quella che suonando la chitarra o il pianoforte estrapoli subito una bozza di testo e viene tutto da subito, da sé. La seconda è d’esperienza e di lavoro, fai una costruzione melodica interessante con un semplice “lalala” e dopo un po’ ci lavori sul testo e l’adatti. Nel primo caso rimangono sempre le canzoni migliori, dettate da un’ esigenza, suonando naturalmente ti escono fuori tantissime cose, quando suoni poco magari sei più arrugginito e ne escono di meno, la cosa bella è che entrambi gli aspetti presuppongono un lavoro.

Sono testi abbastanza intimi?

Si, parlo di suggestioni personali, sentimenti, di vita, non sono un tipo che va a dare un taglio troppo sociologico o contemporaneo, mi piace essere trasversale.

In chi ti rispecchi di più? Hai punti di riferimento?

Ho più riferimenti da tastierista, chitarrista che da un punto di vista letterario o cantautorale, le cose che ascolti te le porti dentro a vita come i cantautori degli anni 60 o 70, ho ascoltato molti cantautori Americani, sono cresciuto con la musica grunge, però non ho questa cosa di rispecchiarmi, vivo di suggestioni ed il bagaglio della musica italiana ce l’ho dentro.

Chi ti piace? Devi per forza sputtanare qualcuno? Parliamo male di Dente! Come vedi il panorama di adesso?

Si, ci sono cose molto belle, come Alì e Colapesce, straordinari dal punto di vista di scrittura, Cesare Basile, sempre per come scrive e la sua onestà intellettuale, a volte può essere considerato troppo di nicchia, ma non lo è perchè racconta cose che viviamo tutti. In Italia, Mauro Ermanno Giovanardi, gli ultimi degli Afterhours, come Padania, Verdena, Bluvertigo, la musica Italiana c’è, soprattutto quella più conosciuta, le nuove realtà come Dimartino, lo apprezzo molto, ha una maturità di scrittura meravigliosa. Non siamo un Paese alla deriva.

I tuoi progetti futuri, dove vuoi arrivare?

E’ una domandona, non m’interessa arrivare, solo fare il secondo disco già pronto e non avere una data per registrare mi stressa molto, perchè cercare di coinvolgere tutte le persone con cui mi piacerebbe farlo è molto difficile, difficoltà organizzative tipiche di quando fai un disco, adesso la data si sta avvicinando e sono sicuro che fra poco uscirà. Non so ancora per chi uscirà. Quindi il progetto futuro è il mio secondo disco.

Rispecchierà il primo?

Le canzoni sono meno intime, forse sono un po’ più aperte dal punto di vista del cantato, cosa che nel primo ho fatto meno, cantando come mi veniva più naturale, sussurrato, queste hanno un’apertura melodica del cantato migliore.

La nostra intervista è giunta così a conclusione ringraziamo Andrea Romano per la sua disponibilità e la sua simpatia ed auguriamo a lui ed alla sua musica ogni fortuna!

Facebook page – Andrea Romano, Il Fratello

Adesso vi proponiamo un ascolto (Il Fratello in “Vai via”)

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