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Leo Mucciante – Intervista

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Abbiamo intervistato Leo Mucciante in occasione dell’uscita del suo ultimo singolo “Sabato Nebbia”.

Ciao Leo, piacere di conoscerti. Vorrei farti alcune domande particolari. 

Magari anche un po’ strane. Ti va di dirci il tuo pensiero rispetto all’attuale musica emergente? 

Ciao Lorenzo! Il piacere è tutto mio. 

La scena italiana è piena di grandissimi artisti. Ci sono un sacco di band e cantautori che adoro ed ascolto molto volentieri.

Mi infastidisce però questo bisogno costante di dover raggiungere determinati numeri per poter essere considerati degli Artisti, con la A maiuscola. Ed io sono il primo che ci casca costantemente. La competizione è genuina, ci permette di puntare al massimo, ma nel momento in cui l’emozione di pubblicare una canzone viene oscurata dal bisogno di ottenere determinati numeri, tutto muore.

Dove ti senti di collocarti in questo marasma di generi e artisti? 

Come ti piacerebbe posizionarti? 

All’interno di tutti. In fondo tutti ci impegniamo al massimo in quello che facciamo. 

Per quanto riguarda il genere non saprei proprio dirti. Come vedi il primo brano (“Vieni con me”) è una ballad, in cui l’unico MIDI è un pad che fa da tappeto per tutti gli altri strumenti. “Sabato Nebbia” invece, è un brano elettronico, con forti rimandi ai mitici anni ‘80, in cui solamente le chitarre sono state suonate con strumenti reali. 

Qual è il tuo più grande sogno? 

Poter vivere di musica è il mio sogno odierno. Suonare in uno stadio, invece, è il sogno che ho sin da piccolo. 

Come un musicista deve comportarsi per poter emergere oggi? 

Te lo dico appena sarò riuscito ad emergere. 

Quali son per te i giusti partner con cui lavorare? che caratteristiche devono avere? 

Come prima cosa la musica deve essere per loro fonte di gioia. Devono divertirsi e anche saper ideare, pensare in grande. con una parola direi “Fantasia”. 

Rispetto a Sabato Nebbia, il tuo nuovo singolo. Cosa ti ha portato a fare scelte stilistiche? 

In realtà il brano è nato direttamente così nella mia testa. Lo immaginavo già con questo stile. L’atmosfera anni ‘80, il trovarsi perduti nelle luci ad intermittenza, si abbracciavano perfettamente all’immaginario del brano. Il testo viscerale doveva essere accompagnato da una musica dinamica, così da creare una contrapposizione in grado di far ballare sopra di esso.  

Mi sono comunque ispirato a due brani in particolare, ovvero “Streets of Philadelphia” di Bruce Springsteen e “I’m still standing” di Elton John. 

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Leo Mucciante – 1

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