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Intervista a Roberto Addeo, autore de “La luna allo zoo”

Roberto Addeo è nato a Nola nel 1982. Dopo aver girovagato tra Napoli, Brescia e Bologna, da qualche anno si è trasferito in Sardegna, a Porto Torres. Nel 2015 pubblica per Edizioni Anordest il romanzo Perdute sinfonie. Del 2018 è il secondo romanzo La luna allo zoo, edito da Il seme bianco, un doloroso racconto su una vita allo sbando, scritto con delicata quanto brutale poesia.

Titolo: La luna allo zoo
Autore: Roberto Addeo
Genere: Narrativa
Casa Editrice: Il Seme Bianco
Collana: Magnolia
Pagine: 100
Codice ISBN: 978-8885452374

A cura di Antonella Quaglia

«In una tua intervista hai dichiarato che La luna allo zoo è un romanzo post-romantico, esistenziale. Ci vuoi spiegare queste definizioni? Cosa racconteresti del tuo lavoro a chi non l’ha ancora letto?». Pur essendo alquanto riluttante nel dover collocare i miei scritti in un genere definito, “La luna allo zoo”, che per come è stato scritto sicuramente possiede tutte le caratteristiche distintive del “realismo”, è anche e soprattutto un romanzo esistenziale perché  è incentrato sul modo di vivere di un venticinquenne trasferitosi in una città resa ostile dalla crisi economica e dalla crisi dei rapporti umani, raccontato da un punto di vista prettamente personale; a tratti, infatti, il narrato corrisponde ad un vero e proprio monologo interiore, senza filtri. Post-romantico perché è un romanzo contemporaneo, che cerca di rivalutare i sentimenti, le passioni umane, ed è tendente a celebrare le differenze individuali con uno stile moderno. A chi ancora non ha letto suddetto libro, direi di tenersi forte, perché le sorprese non mancheranno.

«La luna allo zoo è scritto con tanta profondità di pensieri e intenti che si ha la sensazione che il romanzo abbia una forte componente autobiografica. Mi sbaglio?». Ѐ senza dubbio un romanzo semi-autobiografico; quando mi cimento nella scrittura, preferisco non pormi demarcazioni contenutistiche che possano ostacolare, o quanto meno impacciare, la libertà  di sviluppo del racconto e poi, detto con semplicità, mi viene molto più facile attingere dal mio vissuto che inventare totalmente una storia. Quindi sì, la componente biografica è sicuramente forte quanto, per me, necessaria.

«Descrivi in modo impeccabile l’ambiente sociale della parte di Bologna più oscura e dimenticata, quella lasciata ai margini. Una città può divenire, in certi romanzi, personaggio a tutti gli effetti. L’incompatibilità tra le due facce di Bologna è importante per contestualizzare i disagi dell’umanità che descrivi. Come ti sei approcciato a questo aspetto del romanzo?». Mi sono approcciato a questo aspetto affacciandomi dalla finestra della mia camera e fotografando ciò che mi ritrovavo di fronte, senza remore. Ho vissuto più di dieci anni nel quartiere Bolognina, dall’altra parte del ponte di via Matteotti, che per me ha rappresentato lo spartiacque tra la Bologna bene e la Bologna popolare, quella dei falliti, dei disperati, degli affamati, dei sofferenti. Non è stato difficoltoso raccontare quel tipo di esistenza relegata ai margini perché ne facevo ahimè parte.

«Qual è il significato del titolo La luna allo zoo?». Credo non sia così importante cercare un significato specifico in un titolo; esso deve possedere la forza giusta per presentare prontamente un’opera e allo stesso tempo deve essere, più di tutto, accattivante. Ѐ una via d’accesso, semplicemente una porta. “La luna allo zoo”, per me  esemplifica la cosiddetta luna storta, il cattivo umore degli esseri umani intrappolati in una vita che non vorrebbero vivere, una vita che non corrisponde alle aspettative personali, una strada che da bambini non avremmo mai sognato di percorrere, proprio come gli animali estrapolati dal loro habitat naturale e imprigionati in uno zoo.

«Nel tuo romanzo restituisci dignità alle persone che vivono alla giornata, che lottano per sopravvivere e trovare un posto nel mondo. I personaggi che delinei sono un campionario di tipi grotteschi e sui generis, ma in fondo assolutamente realistici. Non è facile raccontare una storia scomoda, e riuscire a far immedesimare il lettore con un protagonista imperfetto, vizioso e rassegnato alla vita. Eppure ci sei riuscito. Quanto hai lavorato alla sua caratterizzazione? C’è stato un momento in cui hai pensato che era una storia troppo difficile e dolorosa da raccontare?».  Sinceramente, ho lavorato pochi mesi alla caratterizzazione del protagonista; è stato molto più semplice di come possa sembrare. Certo, qualche attimo di sconforto c’è stato. Indubbiamente è una storia difficile da digerire e per questo motivo ho cercato di utilizzare, quando mi era possibile,  un tono sarcastico, proprio per controbilanciare il dolore e l’angoscia di fondo. Una risata amara è pur sempre una risata, no? E poi era mio interesse avvicinarmi alla verità delle cose che ho visto e vissuto, e purtroppo la verità di certi ambienti non è quasi mai comoda  ma  “banale”, nella sua brutalità.

«Nel romanzo scrivi: “Non reggiamo la luce, non ce la facciamo a tramutarci in una sua parte attiva; l’oscurità ci rivendica ogni attimo []”. La citazione all’inizio del romanzo dice: “Un bambino è poesia che man mano cresce, in prosa”. Non c’è l’autore, e ciò mi fa pensare che questa frase sia tua. È molto bella, anche se forse nasconde una certa amarezza. Credi che l’uomo, crescendo, perda la parte di sé più pura, luminosa e nobile?». La frase è mia. L’uomo, crescendo, non solo perde la parte di sé più pura, luminosa e nobile, ma perde una cosa su tutte: la meraviglia, intesa come stupore, nell’osservare il mondo circostante, e questo disagio dell’esistenza si riflette nella mancanza di empatia. Chi abbraccia il cinismo, che oggi sembra quasi una moda, non deve poi lamentarsi se la vita non gli restituisce Amore; forse ha perso l’abitudine ad individuarlo nelle piccole cose. Come dico nel mio libro, “il tutto è nel poco, e quel poco basterebbe a tutti”.

«La Luna allo zoo è una storia di solitudine. Il protagonista è un ragazzo che nella vita non ha mai avuto una mano, un gesto di compassione, una pacca sulla spalla. Per questo si sente molto vicino al cane Luna, perché a differenza degli umani dona amore incondizionatamente. La scrittura è la sua “piccola luce nella morte di ogni cosa”, l’unica valvola di sfogo a una vita di umiliazioni. Cosa significa per te scrivere? Secondo te ha il potere di cambiare e rendere migliore un’esistenza?». Per me è stato ed è tutt’ora esattamente così. Non credo che la scrittura, e l’arte in generale, possa cambiare sostanzialmente un’esistenza, renderla perpetuamente migliore, ma è comunque una possibilità, seppur piccina, un appiglio. Ѐ provando che si fanno le cose, anche se non ce ne rendiamo conto nell’immediato. Per quel che mi riguarda, la scrittura è stata capace di trascinarmi via dal bar, quando credevo di poter trovare nel fondo di un bicchiere chissà quale risposta.

«Rimane la voglia di sapere quale sarà il destino del protagonista di La luna allo zoo. Se il suo desiderio di riscatto e di moderata felicità, o per lo meno di una “giusta fine” sarà realizzato. Hai in mente un seguito della sua storia o stai lavorando a un nuovo progetto?». Entro fine aprile uscirà la mia prima raccolta poetica, “Globuli”, edita da Ensemble Edizioni. Se ho in mente un seguito di La luna allo zoo? Per adesso no, ma domani non so cosa potrebbe succedermi in termini di moti intimi. Questo romanzo è stato frutto di un’esigenza espressiva, ma anche analitica, non indifferente; praticamente oserei dire che si è scritto da solo. Al di là di quello che molti dicono, l’ispirazione esiste, e spero profondamente che non mi abbandoni mai.

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