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Misto, infiniti specchi post rock da Genova!

Abbiamo ricevuto in redazione il primo lavoro discografico di Mirko Viscuso aka Misto, un album post rock che l’autore ha interamente realizzato da solo. Un lavoro da one man band davvero ineccepibile. Buona lettura e buon ascolto!

Gli specchi possono nascondere oscuri misteri, rivelarci una realtà alternativa oppure semplicemente mostrarci ciò che i nostri occhi vedono o credono di vedere. Mirko Viscuso, one man band, aka Misto con Infinite Mirrors ci invita a riflettere sulle infinite possibilità che la vita ci offre e a sondare ciò che giace, dormiente, all’interno di ognuno di noi. Paesaggi eterei si aprono dinanzi a noi stuzzicati dalle onde sonore che si propagano nelle nostre orecchie, inondano i sensi, e ci avvolgono in una morsa tentacolare dalla quale è davvero difficile sfuggire. L’EP, a dire il vero, parte in sordina, sottotraccia, ma la nebbia (Mist n.d.r) inizia a diradarsi immediatamente e l’arpeggio di Sleepy Eyes entra immediatamente sotto la pelle, perfetto preludio di ciò che arriverà a breve. Ed in effetti con la seconda traccia, Felixstowe, si iniziano ad intravedere lontani echi di Mogwai e Tortoise, chiare influenze dell’autore. Particolarmente efficaci i minimali inserti elettronici, nonché gli archi che fanno capolino da metà brano in poi. I Dreamt Of A Thousand Airplanes è il vero pezzo forte di tutto il lavoro, un crescendo emozionale, scandito da arpeggi e ritmiche ripetitive ed ossessive che ricordano le sonorità sognanti della colonna sonora di Les Revenants dei nostri amici scozzesi. Durante l’interludio quasi si percepisce la presenza del maligno in quelle note grevi e ridondanti e la presenza della drum machine e i suoni elettronici in tutto il brano scandiscono a rintocchi regolari il gelido tocco di un Satana post-moderno. The World Is An Ugly Place è già di per sé un titolo che dice tutto riguardo al messaggio che Mirko vuole comunicare agli ascoltatori; inoltre qui si iniziano a percepire le chiare influenze dei primi Giardini Di Mirò, abbastanza evidenti anche e soprattutto nella traccia finale di Infinite Mirrors, dove le ritmiche serrate e le linee di basso all’inizio del brano la fanno da padrone, donando movimento e ulteriore pathos all’intero lavoro, con un crescendo da brividi e una coda che ricorda gli ultimi Sigur Rós. Nonostante sia sempre complicato poter dispensare un giudizio completo ed esaustivo data la breve durata del lavoro, è possibile affermare che il talento e la sensibilità non mancano di certo al nostro Misto e che, chiaramente, lo aspettiamo al varco con un lavoro completo, poiché, soprattutto per quanto riguarda la musica prettamente strumentale, è molto più semplice (anche se mai scontato) mantenere viva l’attenzione per 20 minuti come succede in maniera abbastanza efficace nel lavoro in questione, diversamente è davvero arduo riuscire a tenere viva l’attenzione sulla lunga distanza. Personalmente, resto molto fiducioso a riguardo, perché se le premesse sono queste, Infinite Mirrors sarà per lui soltanto l’inizio di un lungo viaggio.

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