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Mico Argirò si racconta!

Uno scambio di battute digitale è sempre un ottimo rimedio per conoscere ottimi artisti, questa volta è il turno di Mico Argirò e del suo progetto. Qui un breve identikit necessario! Buona lettura

Come nasce il tuo progetto?

In estate del 2019 il mio “progetto” compirà dieci anni…dieci anni dal primo disco, una piccola raccolta di canzoni malamente registrata e stampata in pochissime copie che, però, ha dato il via alla mia attività di cantautore. Prima, da vari anni, suonavo nelle sagre e nelle feste musica popolare del sud Italia (ero un ragazzino atipico, invece di iniziare col rock o col grunge sono partito dalle tarantelle), poi ho sentito forte l’esigenza di esprimermi e di creare qualcosa di mio. Così sono partito, anche abbastanza inconsapevolmente, per questa strada che mi ha portato ad oggi.

Per me scrivere canzoni è un fatto naturale e, soprattutto, è la mia principale via di comunicazione; questo è il centro del mio progetto artistico.

Quali sono state le influenze che più hanno determinato il sound della tua ultima canzone?

“Un altro Giugno73” tende a tenersi in un sound folk da musica d’autore tradizionale, chitarre, flauto, percussioni… Forse l’unica nota fuori dal “genere” sono i rumori della stazione dei treni che fanno parte di una mia idea di suono che va oltre gli strumenti e che deve calare l’ascoltatore in un’ambiente, non solo in un testo o una musica.
C’è di sicuro tutto il sostrato dei cantautori italiani (De Andrè, De Gregori, Guccini) e molto di americano (dai classici Dylan, Cohen al country, John Denver in primis), ma con una visione più moderna di suono.

È uno stile che mi ha permesso di raccontare al meglio questa storia d’amore finita, per questo il brano suona così.

Cambieresti qualcosa della tua canzone o sei pienamente soddisfatto?

Non cambierei niente…quando l’ho realizzata, insieme ai musicisti e al fonico Ivan Malzone, ero convinto di quello che facevamo. Anche per il mio ultimo disco “Vorrei che morissi d’arte” (2016) ero convinto delle scelte (di stile musicale, di approccio al metronomo, di sound), tante cose oggi non mi suonano più bene, ma non le cambierei: in quell’istante volevo così, avevo quelle idee. Credo che se ponderi bene le scelte da fare poi, anche se ti ci allontanerai, non vorrai cambiare la strada intrapresa.

Avremo modo di vederti dal vivo quest’anno?

Si è appena conclusa la prima parte del tour di “Un altro Giugno73” con il quale ho toccato alcune tra le principali città italiane, vari club e molti house concert; uno spettacolo, quindi, diverso ogni sera, soprattutto perché è per metà un racconto e per metà un rito.
A marzo dovrebbe partire la seconda parte del tour, le date sono ancora in definizione.

Sto riscoprendo una passione per i live, in passato sono stato un po’ bloccato da qualche timidezza, oggi andiamo più spediti, merito di una band di amici e teste folli.

Con chi ti piacerebbe collaborare?

Sono apertissimo a qualsiasi collaborazione, soprattutto con esperienze artistiche diverse dalla mia; mi piacerebbe collaborare con Murubutu, che è un rapper atipico, interessantissimo. Se legge, io la disponibilità l’ho data.

Progetti futuri? Dove ti vedi tra dieci anni?

Domandone. Tra dieci anni voglio avere ancora una canzone, un disco, in uscita, ancora qualcosa da dire, ancora l’esigenza di incontrare e conoscere persone, realtà.

Io faccio musica per questo, il mio sogno da ragazzo era di fare quello che sto facendo adesso.

Ho in cantiere bei progetti, di canzoni nuove, di un lontano album completamente diverso da quello che avete sentito di me, shoccante a tratti. Ci vogliono tempo e strada, la voglia c’è tutta.

https://www.facebook.com/mico.argiro.page/
Mico Argirò – Felicita. Una canzone crepuscolare [Fondazione Estro Musicale]

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