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Giufà, Da Siracusa a Stoccarda!

Giufà, Da Siracusa a Stoccarda!

Abbiamo intervistato una delle band più attive ed importanti del nostro territorio siculo, che con la propria musica Balcanica arriva ad oltrepassare qualsiasi tipo di barriera culturale. Direttamente da Solarino, i Giufà!

Cominciamo la nostra intervista con Danilo e Riccardo, chitarrista e bassista dei Giufà. La prima domanda che vi faccio è questa, da dove state arrivando?

D. “Dalla Germania, Stoccarda! Abbiamo suonato lì per il Festival delle culture, rappresentavamo l’Italia in generale, l’anno scorso c’era Eugenio Bennato. Abbiamo fatto una bellissima esperienza, siamo in giro, in tour, è molto pesante ma siamo contenti, cominciato a Giugno, siamo in ferie per dieci giorni”.

Sembra strano che un gruppo da Siracusa, arrivi così lontano, come avete fatto?

R. “Lavoro, solo lavoro, cercare di essere in più canali possibili, sfruttando la tecnologia, i blog, social network”.
D. “Non fermarsi alla mentalità di “ora faccio il tour dei pub e dei paninari”, è preferibile spendere di tasca tua all’inizio, ma facendosi una strada e facendosi un bel percorso”.

Avete cominciato nei piccoli locali immagino però.

D. “C’è venuto molto difficile perchè prima eravamo undici, però anche noi siamo partiti dai locali, ma solo per poco, infatti non potendo suonare in certi tipi di locali siamo stati già un gruppo per le piazze”.

Perchè far nascere un gruppo a Siracusa con undici elementi? Sapendo che è già difficile in tre!

D. “Ed ancora di più da Solarino! Arriva sostanzialmente da un altro progetto precedente, nasce dalla passione per queste ritmiche di matrice balcanica mischiata alla nostra cultura che è la tarantella. La passione di scoprire questo sound”.

Cominciare in undici a Solarino solo perchè vi piaceva…

D. “Si, anche perchè già c’era quella voglia di fare qualcosa d’importante, non è mai stato un gioco, tutto quello che si è fatto si è fatto in modo serio anche quando avevamo pochissime possibilità”.

Sacrifici di tutti i tipi, non potendo suonare sempre a Siracusa.

D. “Funziona che i cachet che si prendevano andavano tutti investiti nei dischi, in benzina e tutto altro, è un progetto serio ed infatti abbiamo perso qualche elemento perchè proprio non se la sentiva di andare avanti. Prima che essere musicisti c’è un lavoro dietro con tanta passione dentro”.

Parentesi storica, come vi siete conosciuti tutti quanti?

R. “Il nucleo duro, siamo amici da sempre, anche questo ci ha molto aiutato, molti ci hanno detto che hanno notato questo rapporto di amicizia nella musica, i fiati sono arrivati dopo ma si sono integrati in maniera perfetta come se ci fossero già da sempre, nonostante abbiano un salto a livello anagrafico pazzesco.”
D. “Uno dei Saxofonisti l’ho conosciuto alla notte bianca di Floridia ed è stato direttamente ingaggiato lì tramite un mio amico barista!”

Quindi il progetto è nato veramente nel…

R. “2008”.
D. “Sì, prima c’era un altro progetto in cui facevamo musica etnica, dal 2008 in poi abbiamo iniziato a fare un repertorio tutto nostro e mettere come chiave principale il Balkan; dal 2008 al 2012 abbiamo fatto una Demo di cinque brani perché lì abbiamo avuto la forza economica di far uscire un singolo con un video, dal 2012 tutto è andato molto più spedito”.

Domande scontate… perchè Giufà

R. “Giufà è un personaggio che personifica alla perfezione la nostra idea di musica, è un personaggio che è tipico della tradizione Siciliana ma lo trovi ovunque, in Toscana, in Magreb, in Russia, unisce molte anime, questa è la nostra idea di musica, unione di suoni diversi che diventano un tutt’uno”.

Avete girato molto, cosa vedi diverso tra i paesi in cui siete stati e casa nostra?

D. “I ragazzi bene o male hanno una mentalità più aperta, come i ragazzi che sono in Svizzera, in Francia, in Germania. La differenza netta la fanno i grandi, perchè lì, si spendono per i ragazzi, per fare dei festival, l’arte e la cultura sono sempre alimentate. Da noi c’è stato un vuoto temporale a partire dagli anni 90 fino ad ora, un declino costante. La differenza è che qui non ci hanno più abituato al grande evento, nè lo vediamo più, la cultura, la voglia dell’arte e della musica è più sentita in Svizzera, in Germania piuttosto che in Sicilia. La differenza è questa sostanzialmente”.

Qui se si vuole fare un Festival la gente si chiede, “Ma perchè?”

D. “Perchè comandano le persone che ammazzano l’arte e non gliene frega nulla, ti bloccano con la burocrazia, la mancanza di fondi, demoralizzano chiunque abbia la voglia di fare. All’estero è totalmente diverso, i big possono suonare con i più piccoli e permettono a tutti di dire la loro”.

E’ un problema di mentalità e cultura…

R. “Sì, noi a Londra abbiamo fatto il pienone, perché c’è la cultura di ascoltare qualcosa di nuovo e di diverso, non per nostra bravura certamente!”

Come si può cambiare questa tendenza ad una certa chiusura?

D. “Noi possiamo cambiare le cose, tu le stai già cambiando, bisogna dare l’esempio. Credo che con la voglia si possa fare qualcosa! Ma all’estero c’è più meritocrazia, questo è certo. A Stoccarda ci sono 6.000 persone in piazza ed a Siracusa ce ne sono 400. Una differenza culturale abissale, un po’ colpa delle radio e dei talent sicuramente”.

Vi ho visto due volte live, queste due volte avete suonato “Bella Ciao”, come mai?

D. “Principalmente “Bella ciao” la suoniamo non per un fattore politico ma perché oggettivamente unisce il nostro genere con il brano forse più conosciuto in assoluto.”
R. “Puoi esser di qualsiasi orientamento politico ma “Bella ciao” è di certo un pezzo che rappresenta l’Italia come la rinascita culturale”.

Ma che aria c’è a Solarino? E’ un paese che sforna artisti! Cosa c’è di così particolare?

D. “Non lo so! Ti posso dire che forse i Qbeta hanno influenzato questa cosa, perché mi ricordo che loro provavano di fronte un supermercato, compravo la merenda e mi bloccavo ad ascoltare loro. Una band così forte secondo me, ha influenzato molto le generazioni”.
R. “Ad Agrigento ad esempio i Tinturia hanno influenzato positivamente la città, il pubblico e tutto, quando vai lì il pubblico di Agrigento è preparato ed attento, un pubblico europeo”.

Avete avuto problemi di barriere linguistiche?

D. “Il Tedesco è stato un trauma”.
R. “Francia e Svizzera è terribile perché non parlano nemmeno Inglese. Loro rifiutano qualsiasi parola che derivi dall’Inglese”.
D. “I tecnici sul palco parlano tutti inglese, il problema è fuori, non quando suoni”.
R. “Il problema è comprare la pizza!!”.

Quando urli “buddello” in Germania o in Francia cosa urli?

D. “Tu immagini al Montreaux arriviamo noi ad urlare “Minchia”? Lo capiscono tranquillamente e si esaltano, poi proprio la parola che hai detto tu, la capiscono tutti, il siciliano è internazionale”.
R. “In Svizzera è salito sul palco un tizio enorme ed ha cominciato a parlare con il nostro cantante esaltandosi di non comprendere il siciliano!”.

L’esperienza più bella?

R. “Per me è stato l’Alcatraz”.
D. “Stoccarda, lì ci avevano avvisato che il pubblico fosse abbastanza freddo ed invece è finita a fare stage diving. Vedevi un tappeto umano che saltava. Oppure il Basula, vicino l’Etna. Il Nebrodi”.

La domandona finale: restare qui o andare via, visto i vostri successi internazionali ed il vostro senso di appartenenza estero.

D. “Fuori sarebbe di certo più facile, ma è difficile spostare tutti quanti, ci abbiamo pensato sempre, in continuazione, abbiamo visto abitazioni a prezzi stracciati all’estero. Andare via non l’abbiamo mai fatto, alcuni fanno altri lavori e comunque non è facile prendere tutto ed andare via”.

Ringraziamo i Giufà per la loro simpatia e gentilezza e vi invitiamo ad ascoltarli e supportarli in quanto band che esporta il meglio della nostra Sicilia all’estero.

Link utili:

Giufà FB page – Giufà Facebook

Un ascolto per voi

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