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Fiaba, un racconto in musica

 Abbiamo intervistato uno storico componente di un’altrettanto storica band siracusana. Bruno Rubino, batterista dei Fiaba, ci ha raccontato la loro storia attraverso gli anni novanta, in un racconto di musica senza precedenti.

 

Per iniziare vorrei farti una domanda, forse la più bella di tutte, una cosa che io non potrò mai sapere se non me lo dici tu, com’era Siracusa venticinque anni fa? A livello artistico? C’era già posto per i Fiaba?

C’era un lato positivo e uno negativo… Fiaba  fiaba fiaba fiaba fiaba fiaba fiaba fiaba 

Il progetto Fiaba è nato negli anni 90

Si più o meno nel 91. Allora prima non esistevano sale prove a pagamento, abbiamo passato anni senza poter provare perché non c’erano strutture.

Non c’era Arsonica Fiaba Fiaba Fiaba Fiaba 

Assolutamente, la prima fu La Fenice ai Pantanelli, poi c’erano garage insonorizzati con i cartoni delle uova, che come sappiamo non insonorizzano nulla, ti evitano solo il rimbombo all’interno. Spesso affittavamo piccoli casolari di campagna, in quattro o cinque gruppi e dividevamo le spese.

I gruppi come facevano a provare? Fiaba Fiaba Fiaba Fiaba

Ma infatti alla fine non si provava perché all’inizio non c’era la gente che materialmente suonava o faceva tutt’altra musica, perché si proveniva da una generazione che faceva tutt’altro. Alle volte prendevamo il pullman e andavamo in posti tipo Floridia, Palazzolo solo perché ci avevano detto che ci stavano dei musicisti. Attenzione non del genere, noi che all’epoca eravamo fissati con l’heavy metal, eravamo proprio “maideniani”, tralasciando quello che concerne il look e appartenere ad un certo tipo di corrente che qui non era conosciuta, è stato davvero difficile.

Quando abbiamo iniziato noi, si segnava anche la fine delle cover band, ma stiamo parlando di cover band dei Pooh, dei Cugini di Campagna…

Ad esempio le cover band della PFM c’era?

Io ne ho sentito parlare, ma non ne ho mai avuto le prove concrete, anche perché le difficoltà tecniche erano elevate.

Il livello era comunque basso o c’erano delle eccezioni?

C’erano dei musicisti davvero di talento a Siracusa. Per citarne qualcuno, Nino Aglieco, che faceva il fioraio, ma era un chitarrista eccezionale, anche se mi rattrista molto parlarne perché è morto in un brutto incidente stradale.

I bei progetti c’erano ma nessuno che facesse musica propria, infatti quando cercavo di chiedere ai “grandi” spesso le risposte non erano molto incoraggianti.

Spesso quando andavamo a suonare la frase di rito era: Stiamo per farvi sentire una canzone nostra, scusateci, spero che vi piaccia.

Era quasi sacro fare inediti…

Guarda credo che il cattivo costume più frequente in Sicilia e forse anche in Italia era e magari lo è ancora quello di essere molto presuntuosi con le persone e poco con l’arte, bisognerebbe fare esattamente l’opposto, comunque quando iniziammo noi, e prima di noi pochissimi altri, poi si venne a creare tutto un movimento di band che faceva solo pezzi inediti e quando, anche se per scherzo, ti azzardavi a fare una cover, venivi preso per idiota.

Io ho sempre sostenuto che la musica non si piega a questa forma un po’ aberrante di replica, è come se un pittore facesse in eterno le copie della Gioconda, che è bellissima, ma è pur sempre una cosa già fatta. Se la vedi e la pensi da un punto i vista artistico devi fare qualcosa di tuo, poi è certo che se  ti diverte,  puoi  fare qualsiasi cosa.

Nel ’95 era quindi inconcepibile farti dieci concerti e crearti una specie di lavoretto?

Per certi versi era un sistema diverso, si suonava meno perché non c’erano i locali, i posti; siamo passati ad avere i Night e i Club negli anni ’60 che se possiamo paragonarli a qualcosa che abbiamo oggi, quello che si avvicina di più é il Naka, agli anni 80 dove le band ricominciavano a fare musica propria, e qui da noi musica propria in Italiano.

C’erano gruppi tipo i Liftiba, come i Moda, i Neon, che in quei anni avevano iniziato a lavorare ed ad abbandonare l’ esterofilia fine a se stessa.

La cosa bella di Siracusa era che c’era uno scenario molto eterogeneo, dai cantautori alle band che facevano rockabilly, altre che suonavano heavy metal, thrash…

Queste avevano un pubblico che le seguiva, senza pregiudizi?

C’erano mini cult band con il loro piccolo pubblico a seguito, ognuno aveva il suo.

Parlando delle sale prove, qual’è stata la prima dove sei entrato?

B: Come ti dicevo prima La Fenice, noi eravamo soci, pagavamo la sala e poi una quota associativa, dopo ci sono stati i fratelli Ceretto e l’Arsonica, che adesso ha una storia, ma guardando la con la lente d’ingrandimento del passato è abbastanza recente.

Cosa ti ha spinto a creare i Fiaba? Un ragazzino se oggi volesse ricreare i Fiaba il suono risulterebbe ancora moderno

E tu immaginati nel 91, ci hanno preso anche in giro, molti musicisti che poi successivamente sono venuti a complimentarsi con noi, ed è successo anche con qualche etichetta discografica italiana che ci ha snobbati all’inizio e poi si è pentita di non averci prodotto.

A spingerci è stata la passione, quando ascoltavo gli Iron Maiden, forse avevo poca cultura musicale, ma mi sembravano innovativi e il pensiero era quello di creare una band come quella, ma la prima cosa che (non) devi fare è proprio questo. A quelli che oggi vogliono fare Progressive ed iniziano ad utilizzare mellotron e quant’altro, fanno un’operazione che io definisco scherzosamente Regressive, perché è come se i Genesis si mettessero a fare Beatles.

Il coraggio da dove è venuto?

Se vuoi fare arte devi osare, è tutto progressivo, quel rock che non si guarda indietro, che non è revival, se devi sperimentare devi andare avanti. Noi siamo partiti da quello che si chiama epic metal e siamo arrivati poi ad una sintesi nostra . Ci annoverano nel prog perché appunto c’è un’evoluzione del rock, ma il nostro suono non è prog, è più minimale più impressionista, è stata proprio una scelta nostra, più da piccolo popolo. Questo è quello che mi piace proprio a livello personale, capisco anche le forme di virtuosismo estremo e c’è anche un’estetica, mi piace ascoltarla ma basta che la facciano altri. A me interessa l’arte sensibile con una o cinquemila note, basta che ti trasmetta quelle sensazioni. Il progetto Fiaba si basa molto sulla parola, la musica diventa semplicemente funzionale all’atmosfera che ti epoca un certo tipo di testo. Lo scopo non è quello di stupire con “effetti speciali” ma quello di creare una sensazione. L’ultima cosa che ti volevo dire è che l’originalità non si basa tanto sul fatto di utilizzare cose nuove, ma quanto sul saper mescolare bene gli ingredienti assimilati, è come una pietanza, per ritrovare quel sapore li.

Quando ascolti i Fiaba non devi aspettare la voce di Brancato per riconoscerci e questo non si può dire di molte band.

Hai detto che in quel periodo era difficile trovare musicisti, voi come vi siete conosciuti? Scuole? Amicizie in comune?

B: Un mio compagno di scuola mi disse che c’era un gruppo di tecno metal, che sta per heavy metal tecnico, che cercava un batterista, e li per disgrazia o fortuna conobbi Giuseppe Brancato e il chitarrista della sua band. Mi fecero ascoltare la cassetta di un gruppo, e non sapevo se essere contento o arrabbiarmi da morire, perché trovai in inglese i suoni che avrei voluto avesse la mia di band. Si trattava dei Fates Warning, gruppo che da allora ho sempre stimato. La band di Brancato si ispirava a quel genere di cose, quindi per molto tempo feci il batterista li. Un giorno gli dissi che avevo in mente di fare un progetto diverso e gli  feci ascoltare un provino di quelli che poi sarebbero diventati  i Fiaba…

Nomi e cognome dei componenti

L’assetto attuale è composto da Graziano Emanuele che è uno dei due chitarristi, l’altro è Massimo Catena e Davide Santo al basso elettrico, della formazione originale siamo rimasti io alla batteria e Brancato alla voce. Abbiamo diverse formazioni negli anni, perché spesso c’erano situazioni in prestito, poi ho collaborato con band come gli Hydra e molte altre. Una formazione molto dinamica comunque.

A livello di produzione discografica quanti cd avette fatto, chi ve li ha distribuiti?

Mi stai quasi facendo un intervista da anni 80, tu ti rendi conto che chiunque si trova a fare un click sul tuo sito si ritrova la storia dei Fiaba vero? Comunque abbiamo fatto questo primo album “XII l’Appiccato”, fondamentalmente riassunto dei primi due demo, ricevemmo recensioni incredibilmente entusiastiche e quando all’epoca andai a comprare le riviste quasi stentavo a crederci. Riviste come Metal Hammer e HM che erano la bibbia dell’heavy metal per quel periodo.  Era il 91, fatti i conti tu, ora ne faccio 49…la sequenza era sempre questa si pubblicavano un centinaio di copie di demotapes e si inviavano alle riviste. Successivamente uscirono il “Cappello a Tre Punte” e lo “Sgabello del Rospo”quest’ultimo ero un concept, volutamente innovativo senza l’uso delle tastiere e dei sinth. Ne “I Racconti del Giullare Cantore” ad esempio c’è un brano,che si intitola “Arriva lo Spazzacamino”, dove introduciamo uno spazzacamino rallentando i tempi di chitarra e basso, in una sorta di effetto rewind. Il divertimento sta proprio li, essere abituato a sentire una cosa eseguirne totalmente un’altra. Abbiamo ricevuto diverse critiche negative per questo, alcuni addirittura scrivevano che l’album aveva palesi errori di esecuzione, ma l’intelligenza musicale sta  nel capire che era tutto intenzionale. Se ascolti una cosa quadrata e impostata e poi ascolti Fiaba, ci metti poco a dire :- Questo è sbagliato.

Ritornando al discorso etichetta…

Si allora, ci hanno distribuito in italia, Germania e Giappone, sia con le copie fisiche che in radio. Abbiamo avuto diverse disavventure, abbiamo dovuto rifiutare serate pagate bene per contratti sbagliati e troppo vincolanti, ma alla fine ci abbiamo creduto, abbiamo 5 album all’attivo e non ci fermiamo  mai, come la musica in fondo.

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