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Arau si racconta!

Nuovi progetti, nuova musica, nuovi cantautori. Conosciamo sempre nuovi artisti e farveli conoscere è un piacere. Qui vi raccontiamo di Arau! Buona lettura.


Ciao Arau, com’è nato il tuo progetto musicale?

Bentrovati. Dunque, il progetto Arau non è altro che la concretizzazione di una predisposizione per la musica che fin da piccolo avevo in me.

Nella mia famiglia non girava tantissima musica, a parte Celentano, Elvis Presley e un po’ di cantanti pop italiani anni 80. Questo penso sia stato per me un vantaggio, perché ho avuto la curiosità, anzi la necessità  di crescere culturalmente in questo mondo dell’arte e costruirmi un mio percorso.

Non ho frequentato scuole o conservatori, ho preso lezioni da musicisti esperti  che mi hanno instradato tecnicamente e poi il resto l’ho perfezionato negli anni, suonando nelle strade come busker, nei grandi e piccoli festival, nei club sparsi in tutta Italia.

Per quanto riguarda il nome Arau, questa è una parola in lingua sarda che indica l’atto della coltivazione, perciò identifica le mie origini e lega gli ascoltatori al mio mondo musicale, fatto di chitarre acustiche e chitarre slide da ginocchia weissenborn.

Il tuo lavoro più recente è il cortometraggio “Un’altra musica”, dedicato ai cantautori italiani. Vuoi raccontarci la sinossi di questo film corto e spiegarci come mai hai voluto trascendere la consuetudine dei videoclip musicali?

Avete colto nel segno. Uno dei punti che avevo preso in considerazione all’inizio della lavorazione del progetto era stato proprio quello di evitare la consuetudine dei normali videoclip musicali. Oggi tutti producono e pubblicano video e tutti possono essere “musicisti” pubblicando e condividendo online per farsi la propria cerchia; non importa più se il prodotto musicale sia di buona fattura o meno, ciò che conta è essere vivo e presente nella rete e nei social. Questo negli anni ha creato secondo me un appiattimento artistico, per il sovraccarico di materiale prodotto, e ovviamente gli ascoltatori hanno cominciato a perdersi tra le troppe proposte. Io credo oggi si renda necessario, per esistere artisticamente, evitare le banalità perché è diventato più difficile riuscire ad attirare l’attenzione del pubblico.

Il video in sé è ovviamente è ancora un metodo valido, perché capace di veicolare metafore artistiche, ma deve essere supportato da un’idea molto brillante per emergere in superficie. Così ho fatto una cosa molto semplice: rispetto al solito video, ho unito una narrazione come quella di un musicista sfortunato, ho cercato di ripercorrere la storia dei musicisti più importanti d’Italia, ho usato la mia weissenborn per reinterpretarne i brani. Un po’ di ingredienti, mescolati, cucinati e l’idea del piatto era servito in tavola!

E quindi è arrivato il primo episodio di “Un’altra musica”, la cui colonna sonora è in questo caso “L’anno che verrà” di Lucio Dalla. Qual è stato il timore più grande nel confrontarti con un maestro di così elevata caratura e quale invece l’emozione più grande che la realizzazione di questo nuovo arrangiamento ti ha fatto provare?

Quando decidi di reinterpretare un brano storico di un cantautore importantissimo come Lucio Dalla, hai sempre l’ansia di urtare la sensibilità dei suoi fan o, peggio ancora, di mancar di rispetto alla storia.

Ma io sono del parere che quando assecondi le tue emozioni e sensazioni, quando realizzi un lavoro con onestà e amore, mettendoci anima e corpo, rimani solo un semplice sarto che cerca di cucirsi addosso l’abito da indossare per la giusta occasione.

Questo brano scritto da Dalla è strepitoso, uno dei più belli che lui abbia mai scritto. Reinterpretarlo mi ha emozionato fin dall’inizio e grazie alla mia chitarra slide weissenborn ho toccato il culmine delle emozioni durante l’assolo finale: lì veramente avevo capito che il brano era venuto come volevo, esattamente con quella dinamica e quell’intenzione artistica.

Prima di questo lavoro hai realizzato dei dischi di inediti. Qual è per te la principale differenza nel produrre e suonare musica scritta da te e produrre e suonare musica scritta da altri?

Trovo difficile scrivere per altri, semplicemente perché per esprimermi al meglio, ho bisogno di campo libero a 360°, senza paletti predisposti sulla via del cammino, in modo tale da permettermi di dar sfogo alla mia inventiva. Non tutti  gli artisti hanno le tue stesse visioni di arrangiamento sui brani e  devi far fronte anche alla delusione se le tue idee non conquistano il loro gusto.

Viceversa quando scrivo per me sono io e basta, è un’emanazione delle mie emozioni e delle mie visioni artistiche nel bene e nel male. Ti senti appagato e felice.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Attualmente sto lavorando al mio prossimo inedito con il quale torno a realizzare anche un videoclip, che dovrebbe essere pubblicato in tarda primavera, e parallelamente stiamo lavorando al seguito di “Un’altra musica”, dedicato questa volta al grandissimo Fabrizio de Andrè.

Benissimo, allora in bocca al lupo e restiamo in attesa dei tuoi prossimi lavori.

Ve li farò ascoltare con piacere. A presto e grazie a voi!

 

DELIA DE VITO

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