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Alessandra Litrico e il romanzo “Strade Inquiete”

Alessandra Litrico e il suo romanzo “Strade Inquiete”

Aretusea Magazine intervista per voi Alessandra Litrico, una giovane scrittrice catanese che nel mese di luglio debutta con il suo primo romanzo “Strade Inquiete”. . . Scoprite cosa ci ha raccontato!

Ciao Alessandra Litrico, sei la prima scrittrice che intervistiamo per il blog di Aretusea Magazine e siamo molto felici di averti tra noi. Parlaci un po’ di te, della tua vita ma soprattutto raccontaci quando e come è nata la passione per la scrittura…

Vi ringrazio, è un piacere. Ho ventinove anni e sono nata a Catania, dove ho studiato giurisprudenza e approfondito competenze nel settore della comunicazione e delle risorse umane. La scrittura è sempre stato il mio grande amore e, come tutti quelli che possono considerarsi tali, mi sono ritrovata letteralmente travolta. Ho lavorato per alcuni giornali d’inchiesta locali, come redattrice di politica e giudiziaria, ma la passione per la narrativa è esplosa due anni fa, in seguito ad una mia breve visita a Milano. Verso questa città ho provato, sin dal primo istante, il classico “odi et amo” catulliano. Non a caso, rappresenta la location dove si svolgono le vicende legate al mio romanzo: “Strade inquiete”.

Ecco, proprio a Luglio esce questo tuo primo libro… perché “Strade inquiete”? Cosa puoi svelarci sulla storia?

L’inquietudine è il leitmotiv della mia vita. Non ricordo momenti cruciali o importanti vissuti in sua assenza. Non lo dico in termini negativi, anzi: io credo che abbia rappresentato una sorta di input per provare a dare sempre il meglio, mettercela tutta anche quando le circostanze sembrano ostiche o comunque avverse. Il titolo del romanzo ha chiaramente molto a che fare con la trama: cinque personaggi molto diversi tra loro, accomunati da una vita monocorde nella caotica Milano, trarranno nuova linfa da questa inquietudine interiore, da questa continua ricerca di un senso, di una felicità che appare irraggiungibile.

La copertina del libro ospita un’ opera del pittore Hopper, a cosa è dovuta questa tua scelta?

Grazie per averlo notato! (sorride), Hopper è un artista che amo molto e ciò lo ha reso inevitabilmente protagonista all’interno del mio libro. Mi piace il modo in cui ritrae il senso di solitudine delle persone, l’attesa, lo smarrimento e quindi anche l’inquietudine. Io e la mia Casa Editrice, la Watson Edizioni, abbiamo voluto evocarlo attraverso questa splendida copertina che, in qualche modo, ricorda il suo celebre dipinto: “Nighthawks”.

Uno dei tanti luoghi comuni che spesso trova conferma è che non è facile affermarsi come scrittore, immaginiamo quante di quelle opere inviate alle case editrici, magari molto valide ma non lette e cestinate…. Ti reputi fortunata? Come è nata la collaborazione con Watson Edizioni?

Emil Cioran insegna che si possono scrivere capolavori e tuttavia appurarne un reale riconoscimento solo dopo molto tempo, a volte non basta una vita intera. Una volta ho letto di un esperimento, direi tragicomico, fatto da un autore esordiente: ha inviato un’opera di Charles Bukowski ad una nota casa editrice, spacciandola per propria. Il risultato? L’editore l’ha definita “volgare e dozzinale”.Purtroppo, credo che oggi conti troppo chi dice o scrive qualcosa, piuttosto che il contenuto stesso del messaggio. Ciò svilisce le opere, i lavori e le fatiche di molti talenti, di persone che hanno tanto da dare letterariamente parlando, eppure destinate a rimanere ignote o, peggio, adombrate della mediocrità. Mi reputo molto fortunata, la mia casa editrice rispetta ogni scrittore, prima di tutto non chiedendo contributi e in secondo luogo, ponendo in essere un editing non invasivo. “Le parole sono importanti”, diceva Nanni Moretti in un suo film. Io credo siano fondamentali e, che come tali, vadano rispettate in tutti i modi in cui è possibile farlo. Scommettere su quelle di un autore, ossia le parole che danno vita ad uno scritto, significa correre un rischio imprenditoriale senza far pagare per una pubblicazione. Watson Edizioni ha consentito tutto questo ed io ho scelto di entrare a far parte di questa bella realtà con grande gioia, sebbene avessi ricevuto anche altre proposte ma, a mio avviso, non parimenti interessanti e oneste.

Parliamo del tuo processo creativo! Che tipo di scrittore sei? Appunti, “pizzini”, lampi di genio, capitoli scritti tutti d’un fiato… e da cosa ti lasci ispirare?

Mi considero un’autrice “feroce”, parlando del mio rapporto con il foglio bianco. Ho avuto l’idea per la trama del mio libro mentre passeggiavo con mia madre in Corso Buenos Aires a Milano, era l’estate del 2013 e avevo due colloqui di lavoro in zona. Ho appuntato tutto su un post it e ho deciso di scrivere quello che poi è diventato il mio primo romanzo in soli tre mesi, approfittando di un periodo di silenzi e incertezze. Ho costruito l’intreccio narrativo a partire da quell’idea e ho scritto i capitoli tutti d’un fiato, senza esitazioni. Devo ancora capire se questo è il mio libro o se sono io la sua creatura!

Quindi, una volta sviluppata l’idea cosa avviene? Sei una scrittrice con un preciso metodo? Fai delle scalette, sai già il finale che vorresti dare o ti lasci guidare dalla storia e tutto viene da sé?

Viene tutto da sé, impostato l’incipit e pur lasciandomi guidare da una trama ben delineata nella mia mente, il resto è pura improvvisazione. Di solito, scrivo un testo come un musicista jazz suonerebbe il suo strumento. La scrittura, per me, è carne. Istinto, sensualità, passione. Il metodo lo appendo al chiodo, insieme alla toga.

Ci sono quelli che sostengono di non leggere molto per non farsi poi influenzare nella scrittura… Condividi questo pensiero? Leggi molto? Se è sì che tipo di letture ti piacciono? C’è qualche libro che ha ispirato la tua storia?

Non faccio parte della prima categoria. Credo che un buon scrittore, talento a parte, non possa prescindere dalla lettura di altrui lavori. Ho letto molto, anche se conosco persone più pazienti di me. Comincio tanti libri e a volte non voglio conoscere il finale oppure non trovo motivo per andare fino in fondo, appagata da ciò che mi ha trasmesso l’autore. Un libro, come un film, deve scavare nelle mie ferite, il finale diventa un dettaglio, qualche volta. Amo molto Cesare Pavese, Fernando Pessoa e Emil Cioran. Questi scrittori mi hanno formata, in alcuni casi li ho sentiti vicini come fratelli.

Cerca di persuadere in poche righe i lettori di Aretusea Magazine! Perchè dovrebbero acquistare e leggere il tuo libro?

In questo libro confido un segreto che spero venga scoperto da più persone possibili,a tutti i costi. Scrivere sforzandosi di piacere è come vivere per cercare consensi, io voglio solo condividere emozioni, lasciare una traccia che spinga il lettore a seguirla. “Strade inquiete” è la mia traccia ed ogni anima di passaggio sceglierà cosa farne. “Essere significa essere liberi”, diceva Pessoa. Non potrei dirlo meglio.

Per concludere…ti lascio carta bianca! C’è qualcosa che vorresti aggiungere?

Grazie di cuore per la bella intervista. Non trattenetevi, non temete il giudizio ed anzi ricercatelo, se vi piace scrivere, fatelo. Scrivere è avere fame. E quando si ha fame, si divora.

Grazie a te!

Domani 25 giugno uscirà la prevendita del libro di Alessandra Litrico e potrà essere acquistata tramite il sito www.watsonedizioni.it

Pagina Facebook – “Alessandra Litrico – Strade inquiete“.

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